Viviamo in una realtà sovraccarica di stimoli, dove il vuoto e il silenzio assumono un valore sempre più raro e significativo. Da sempre filosofia, arte e architettura riflettono sul vuoto non come semplice assenza, ma come spazio essenziale di senso, memoria e possibilità. Spesso il vuoto comunica più della presenza: è pausa, respiro, eco di ciò che è stato o promessa di ciò che verrà. Tuttavia l’essere umano ha storicamente temuto l’indeterminatezza, reagendo con l’horror vacui, oggi trasformato in bisogno costante di distrazione e connessione. Questa incapacità di sostare nel silenzio genera paradossalmente un vuoto interiore ed esistenziale. In una società ossessionata dalla visibilità e dall’accumulo, il silenzio e lo spazio negativo diventano così una sfida etica, culturale e comunicativa fondamentale.
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